mercoledì 22 novembre 2017

133 Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde - capitolo 7 (di Robert Louis Stevenson)



Breve capitolo in cui l’avvocato e il signor Enfield incontrano il dottor Jekyll alla finestra di casa sua. Scambiano poche parole, poi all’improvviso un’espressione terrorizzata si dipinge sul viso del dottore, che chiude la finestra e scompare, lasciando i due sconvolti.

L'INCIDENTE DELLA FINESTRA
Una domenica, durante una delle solite passeggiate, al signor Utterson e al signor Enfield capitò di passare di nuovo per quella strada secondaria; e, allorché si trovarono di fronte alla famosa porta, si fermarono per darle un'occhiata.
«Be'», disse Enfield, «almeno quella storia è finita. Non vedremo più il signor Hyde».
«Lo spero», disse Utterson. «Ti ho mai detto che una volta l'ho visto e che ho provato come te un senso di repulsione?».
«Le due cose sono inscindibili», rispose Enfield. «E a proposito, mi devi aver giudicato uno stupido a non capire che questa era l'entrata secondaria della casa del dottor Jekyll! È anche colpa tua se l'ho scoperto, per quanto tardi».
«E così alla fine l'hai scoperto!», disse Utterson. «E allora tanto vale entrare nel cortile e dare uno sguardo alle finestre. Per dirti la verità, sono preoccupato per il povero Jekyll; e sento che la presenza d'un amico, seppure dall'esterno, può essergli d'aiuto».
Il cortile era molto fresco e alquanto umido, già invaso da un precoce crepuscolo, benché il cielo, al di sopra delle loro teste, fosse ancora illuminato dalla luce del tramonto. Delle tre finestre quella centrale era semiaperta; seduto accanto ad essa Utterson vide il dottor Jekyll che prendeva aria con un atteggiamento di tristezza infinita, simile a uno sconsolato prigioniero.
«Ehi! Jekyll», gridò. «Spero che tu stia meglio». «Sono molto debole, Utterson», rispose il dottore con aria mesta; «molto debole. Ma grazie a Dio non durerà a lungo».
«Stai troppo al chiuso», disse l'avvocato. «Dovresti uscire, mettere in moto la circolazione, come facciamo il signor Enfield e io. (Questo è mio cugino, il signor Enfield... il dottor Jekyll). E adesso, su, prendi il cappello e vieni a fare un giro con noi».
«Sei molto buono», sospirò l'altro. «Mi piacerebbe, ma no, no, no, è impossibile; non oso farlo. Ma, davvero, Utterson, sono felice di vederti; è proprio un grande piacere. Vorrei farti salire con il signor Enfield, ma il luogo non è molto adatto».
«In tal caso», disse l'avvocato con tono affettuoso, «la cosa migliore che possiamo fare è rimanercene qui a parlare con te».
«Era appunto quello che volevo proporti», rispose il dottore con un sorriso.
Ma non aveva ancora finito di pronunciare queste parole che il sorriso scomparve dal suo volto per essere sostituito da un'espressione di tale sconfinato terrore e disperazione da far gelare il sangue dei due uomini. Fu la visione di un attimo, poiché la finestra venne immediatamente chiusa, ma era stata sufficiente, e i due girarono le spalle e lasciarono il cortile senza dire una parola.
Sempre in silenzio attraversarono la strada, e solo quando raggiunsero la via principale, non lontana, dove anche di domenica c'era un po' di vita, il signor Utterson si girò a guardare il compagno. Erano entrambi pallidissimi e nei loro occhi l'orrore dava un'esauriente risposta.
«Dio ci perdoni! Dio ci perdoni!», disse il signor Utterson. Il signor Enfield si limitò ad annuire e riprese a camminare in silenzio.

Illustrazione non identificata




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